15.7.07

Ciò che sono...

...una tigre, ROAAAARRRR!

14.7.07

Esperimenti in cucina


Oggi giornata in veste casalinga perchè oltre ad aver pulito metà abitazione ho cucinato secondo la mia filosofia della cucina sana, semplice e veloce!
  • La foto di sopra è il piatto di stasera:
Cous cous con piselli e pancetta
In una padella antiaderente rosolate in poco olio della pancetta, i piselli e un pò di cipolla tagliata a pezzetti. Appena la cipolla si indora versateci un bicchiere d'acqua e un pò di dado vegetale. Appena l'acqua bolle versate il cous cous precotto, lasciate cuocere e aggiungete acqua se dovesse servire. Lasciate riposare e aggiungete una noce di burro e date una mescolata. Pepate a piacere e metteteci la salsa di soja se vi piace. Tempo: 10 minuti.
  • Oggi a pranzo ho preparato la carbonara dietetica!

Tagliate a rondelle sottili una zucchina. Fatela soffriggere in una padella antiaderente con un pò di acqua e poco olio assieme a un pò di cipolla tagliata a pezzetti. Nel frattempo cuocete la pasta per due. Rompete un uovo in una ciotola e sbattetelo con un pò di sale, un cucchiaio di latte scremato e del grana grattuggiato. Cotta la pasta mettetela nella padella delle zucchine (abbassate il fuoco) e versateci sopra l'uovo e lasciate che si solidifichi. Pepate e servite.

Insomma, sono bravina? Batterò lo chef Tony in qualità?

12.7.07

The fairy cat


11.7.07

Non posso gettare a terra la mia armatura da guerriera,
e non posso/non voglio buttarmi giù.

"Non basta essere sulla buona strada perchè se ve ne resterete seduti ai margini non andrete mai avanti"

Ben detto saggio!

8.7.07

Nati due volte



"Che cosa è normale?

Niente. Chi è normale? Nessuno.
Quando si è feriti dalla diversità, la prima reazione non è accettarla, ma di negarla. E lo si fa cominciando a negare la normalità. La normalità non esiste. Il lessico che la riguarda diventa a un tratto reticente, ammiccante, vagamente sarcastico. Si usano, nel linguaggio orale, i segni di quello scritto: "I normali, tra virgolette". Oppure: "I cosiddetti normali". "

Sto leggendo questo libro. E' breve, scorrevole e domani sicuramente lo finirò.
Lavorando con gli studenti disabili mi domando spesso dov'è il confine tra la mia considerata normalità e la loro considerata diversità. Se mi paragonate a una non vedente in effetti tra noi c'è una diversità. Se paragonate la stessa ragazza a un'altra non vedente tra loro esiste poca diversità, ma appartengono esse alla categoria della normalità?
Esiste un insieme dove si possono collocare i soggetti effettivamente normali? E un insieme per gli a-normali? Ci sono delle sfumature tra i due insiemi?


Da www.italialibri.net:

Un inno alla solidarietà, un’invocazione accorata alla concessione di un semplice sorriso. In questo libro, vincitore del Premio Campiello 2001, Giuseppe Pontiggia fa rivivere la sua esperienza personale, quella di un padre che deve convivere con la situazione di handicap del figlio. Nati due volte è un po’ come una “finestra aperta” sui problemi di una famiglia che vive la tragedia della malattia del figlio Paolo, colpito da tetraparesi spastica.

Nessuna indiscrezione dato che è proprio il narratore, il prof. Frigerio, padre di Paolo (Giuseppe Pontiggia stesso in realtà), che l’ha aperta, per cercare forse un aiuto, un cenno di solidarietà, un sorriso, appunto.

Il rapporto del padre con il figlio disabile è tutto avvolto da qualche silenziosa richiesta, anche minima, di attenzione. Il libro è come un quadro che ritrae l’amore del padre per il figlio svantaggiato, di cui cerca di ricuperare tutte le potenzialità. E di fronte a ostacoli insormontabili per Paolo, non vuole arrendersi. Come spesso capita scatta la speranza di trovare negli altri un sostegno morale per chi, assistendo un familiare in difficoltà, ne rimane coinvolto emotivamente. Ma la “disattenzione” che, spesso, si manifesta nei confronti di chi è diversamente abile non fa che acuire nei familiari la consapevolezza di una sempre maggiore distanza che divide i disabili dai normodotati (p.70). Riferendosi al collega prof. Cornali, l'autore afferma che «non ha disturbi particolari», ma solo disturbi nei rapporti con gli altri (con la studentessa che ha reali problemi di udito, p.e.).

Tuttavia Pontiggia ci fa capire che questo atteggiamento si manifesta anche in chi, come i familiari, è (in)direttamente colpito dall'handicap, che “spera” di intravedere in altri disabili una minorazione “più grave”, quasi a cercare, anche se labile, un conforto al proprio dramma. È il caso del direttore della scuola elementare di Paolo, che, essendo claudicante, quando cammina compie una “minuscola genuflessione”. Menomazione, dice Pontiggia, di cui non aveva neppure pensato di conoscere la causa. È questa “distanza” che lo scrittore mette in evidenza nel corso della narrazione (p. 70). Sono queste le «reazioni che i disabili suscitano in una specie ignorata di disabili, quelli normali». (p. 46).

Una forma di distanza si manifesta anche nei familiari; quando, cercando riprendere il figlio con la macchina fotografica, la moglie Franca obietta al professore che non può ritrarlo in quella posizione e aggiunge «sarebbe difficile anche per noi» (p. 62). Ecco come ricorra spesso anche in chi assiste i disabili questa forma particolare di “distanza”. «Noi» come «perenne termine di confronto, simbolo di una normalità suprema.» (p. 62).

Eppure la situazione di handicap presente in un individuo dovrebbe farci comprendere, dice Pontiggia, che l’esperienza non ci aiuta soltanto a capire l’handicap, ma è lo stesso handicap che ci aiuta a capire noi stessi. E questa conoscenza di noi stessi potremmo associare anche alla questione linguistica, alla terminologia utilizzata in maniera diversa da chi è affetto direttamente da un handicap rispetto a chi non lo è. «Le disgrazie, fra i tanti effetti, ne hanno alcuni linguistici immediati, ci rendono sensibili al lessico interessato dal problema» (p. 96). Chi usa il termine “spastico”, ad esempio, è perché «nessuno della sua famiglia lo è» (p. 96). Ma c’è anche un senso di colpa quando diciamo “non vedente” invece di “cieco”; «forse perché, dice Pontiggia, “cieco” definisce irreparabilmente una persona, mentre “non vedente” circoscrive l’assenza di una funzione» (p. 96).

Ma non dobbiamo dimenticare un altro tipo di atteggiamento che spesso ferisce irreparabilmente non solo chi sopporta fisicamente il peso dell’handicap ma anche i suoi familiari, vale a dire l’”insofferenza”, un’«offesa ben più grave di uno schiaffo» (p. 128).

E’ proprio in questa situazione che i disabili devono vivere, o meglio convivere, dato che se non sono sorretti da chi sta loro attorno, difficilmente potranno sopportare la difficoltà di (ri)vivere, di (ri)nascere alla vita. In sostanza essere un po’ come nuovamente nati, “nati due volte” dunque: dapprima c’è la loro nascita naturale, certo impreparati come tutti, ma poi costretti a trovare un proprio spazio, una nuova vita fra tutti coloro che li attorniano, “apparentemente” normali, e con i quali devono pur sempre rapportarsi: nati due volte.

A questo libro si è ispirato il regista Gianni Amelio per il film Le chiavi di casa, candidato al premio Oscar 2004/2005. Come ha riferito in un’intervista rilasciata ad Arianna Finos (www.kataweb.it/cinema), Amelio era rimasto colpito da una storia così vera e soprattutto così personale che, “sentendosi un intruso”, aveva deciso sì di accettare di trarre un film dal libro, ma ispirandosi semplicemente al tema che aveva spinto Pontiggia a scriverlo: l’amore per il figlio disabile, la testardaggine a lottare fino in fondo per superare le evidenti e insormontabili difficoltà che giorno dopo giorno fanno sentire il loro peso.


Sensazione di relax

La mattinata è calda. Le tigri sonnecchiano sul davanzale, luogo strategico e rifugio di aria fresca sfortunatamente non proprio sana per la presenza della tangenziale nelle vicinanze.
Metà casa dorme ancora. Io e il mio coinquilino siamo posizionati di fronte ai nostri pc un po' per studio e un po' per svago, pochi rumori disturbano la quiete, il nostro appartamento è ancora relativamente tranquillo.
Mi manca la serenità autentica che trasmette la natura e la curiosità che essa mi suscita. Si impara tanto osservando un animaletto, anche il più semplice come un ragnetto d'acqua, si viene a conoscenza di un mondo fantastico e diverso. Si impara a interpretare e a chiedersi il perchè di certi comportamenti.
Ieri io e Ste siamo andati al lago dei castori e abbiamo scrutato e ammirato le meraviglie al giorno d'oggi trascurate. C'era la magia trasmessa da una biscia d'acqua, l'incanto di una libellula rosso fosforescente, la simpatia di due anatre e la visione di una piccolissima rana su una foglia rossa. E' stato un pomeriggio rilassante e semplice. Seduti su una panchina gli stringevo la mano, posavo la mia testa sulla sua spalla e guardavo il lago. Tutto qui. Semplicità che permette di capire e di capirsi.

7.7.07

Risi e Bisi



Riporto qui la ricetta dei Risi e Bisi

Ingredienti (per 4)

400 gr di riso, 500 gr di pisellini, 100 gr di pancetta tagliata a dadini, una cipolla tritata, 50 gr di burro, 1 cucchiaio d'olio, 2 lt di brodo, 100 gr di parmigiano, una noce di burro, prezzemolo tritato, sale q. b.

Preparazione

Soffriggere la pancetta e la cipolla con il burro e l'olio, aggiungere i pisellini, bagnare con un bicchiere di brodo e lasciar cuocere per 20 minuti. Aggiungere il brodo rimasto, e quando avrà raggiunto il bollore, il riso. Girare sempre con un mestolo di legno, aggiustare di sale e quando sarà cotto aggiungere il parmigiano, la noce di burro e il prezzemolo tritato. Servire caldo.

FONTE: www.italiadonna.it



9.7.06

Non si continua più qui....ma qui in Emozioni Tradotte